Incontro Marcello Tedesco una domenica mattina nel suo studio di Bologna, in zona fiera, dove pare trascorra quasi tutto il suo tempo. Non nego una certa curiosità nell’incontrare questo giovanissimo  artista (pare che abbia  ventisette anni) che ha già al sua attivo quattro film, una serie imprecisata di video e decine di videoinstallazioni.
Una produzione vulcanica e complessa, in più pare che stia lavorando ad uno spettacolo di teatro- danza, ed è proprio su questo nuovo progetto che verterà la nostra conversazione.

 

Olivia Sabba: allora Marcello, eccomi qua, sono molto colpita dal tuo studio, cos’era una fabbrica?

Marcello Tedesco: sì, è un capannone costruito negli anni 40, ha avuto diversi utilizzi, infine è diventato il mio studio, ma dopo di me ci saranno solo macerie.

Olivia Sabba: in che senso?

Marcello Tedesco: (ride) nel senso che  verrà demolito, prima o poi.

Olivia Sabba: Ho analizzato un po’ la tua produzione artistica, è sconcertante, sia come quantità di lavoro fatto che come discipline utilizzate, ci puoi parlare di questo?

Marcello Tedesco: io, diciamo, nasco come pittore, infatti fino a pochi anni fa quello era il mio linguaggio, poi ho sentito una sorta di stanchezza e sfiducia rispetto alla pittura, e li sì è aperta una grande crisi per me, non lavoravo più ed ero completamente bloccato. Il mio blocco era rispetto ad un linguaggio, quello della pittura, che sentivo già completamente esplorato, un incedere sempre ”a braccetto” con qualcuno, io invece, ho bisogno di arrampicarmi in solitario, come quelli che scalano le montagne, ma anche in quel caso… tutte le montagne della terra sono state già  scalate (ride).
Olivia Sabba: allora cosa è successo?.
Marcello Tedesco: è successo che lentamente mi sono avvicinato, da completo incosciente, prima  al video poi al cinema e simultaneamente all’installazione, e in questo caos di immagini e suggestioni trovavo quella solitudine del viandante che mi si confà, una solitudine riferita alle pratiche che andavo approfondendo. Intendiamoci la mia non è una ricerca sui generi artistici, me ne guardo bene, ma piuttosto una ricerca sul linguaggio dell’arte in generale, nel senso che devo trovare senza pregiudizi una “voce” che sia esattamente quella che ascolto nei momenti di ispirazione, sono io stesso spaventato sia da ciò che sento sia da come viene formalizzato, diciamo così. Inoltre sono completamente incapace di considerare il concetto di genere, mi interessa piuttosto  quello che, non avendo ancora un nome, non ha neanche un codice che lo identifichi.

Olivia Sabba: quindi, è questa tua ricerca linguistica che  ti costringe a passare da una tecnica all’altra?

Marcello Tedesco: no, io non passo da una tecnica all’altra. Come prima cosa c è una distinzione molto importante che bisogna fare a scanso di equivociquello che solitamente viene detta tecnica, non lo è, si fa una certa confusione tra tecnica e linguaggio. Se io faccio un’installazione e poi un film non  ho cambiato tecnica, no, se mai ho cambiato linguaggio. Ma questa è una fase, diciamo, ancora elementare, perché io non seguo alcuna regola specifica di ogni linguaggio, nel senso che ne dilato la portata, incorporandolo per così dire ad un altro, ad un nuovo linguaggio, il quale è capace di dare un nome ad una dimensione a cui il linguaggio precedente, per sé preso, non sarebbe potuto accedere, e così via…è la vastità della pianura dell’essere ad esigere la moltiplicazione integrata dei linguaggi, ad invocare la ricerca di una iper-lingua, capace di testimoniare ciò che rimane ineffabile per i singoli linguaggi, calibrati sul finito…capiamoci, queste sono le intenzioni, il risultato probabilmente è ancora acerbo e oscuro: infatti ho intitolato la raccolta dei miei ultimi lavori “Lessons of darkness” lezioni di oscurità, appunto (ride).

Olivia Sabba: veniamo allo spettacolo a cui stai lavorando, di cosa si tratta?

Marcello Tedesco: è un lavoro di danza contemporanea con improvvise sortite nel teatro. Il titolo è Verklarte Nacht, come l’opera  di Arnold Shomberg, di cui uso le musiche. È una produzione dell’associazione culturale AltroprESnte di Bologna, con cui collaboro da diverso tempo, in particolare con una persona speciale, in quanto a competenze e sensibilità, che si chiama Walter Ingrosso.
Anche in questo caso il lavoro viene da lontano: dentro questo spettacolo confluiscono tutti i miei precedenti lavori, tanto quelli di cinema quanto quelli di arte visiva.

Olivia Sabba: Come è nata l’idea di questo progetto? Credo sia la prima volta che ti occupi della regia di uno spettacolo del genere.

Marcello Tedesco: sì, in effetti non ho mai fatto niente del genere, ma ti ripeto, per me non è importante la singola disciplina. Parto sempre da un’idea, e questa idea, mentre ci lavoro, prende una sua forma, o meglio, si incarna in una forma, io stesso non so bene quale, proprio perché lavoro senza pregiudizi, e soprattutto non mi sento legato a nessuna disciplina, non nutro nessuno affetto in questo senso, e questo aspetto credo sia una mia peculiarità, se credo sia necessario mando all’aria tutto, faccio a pezzi il film, la scultura, me stesso… (ride).
In ogni modo credo che questo progetto sia una sorta di prolungamento del mio film La ballata del vecchio marinaio , un lavoro quasi abortito, a causa di una produzione demenziale, ma sono molto affezionato a quell’esperimento, ed infatti  molti elementi poetici e visivi si sono reincarnati in quest’ultimo lavoro.

Olivia Sabba: e per quanto riguarda l’allestimento? Mi hanno detto che le luci saranno dentro lo spazio scenico collegate a delle fotocellule che attivano la luce in base ai movimenti della ballerina. Dimenticavo: chi è la protagonista di questo spettacolo?

 

Marcello Tedesco: la ballerina si chiama Jessica Cestaro, è una mia vecchia conoscenza, ho pensato subito a lei per questo spettacolo. Possiede alcune qualità, sul lavoro, simili alle mie, è molto facile lavorare con lei.
Mentre per quanto riguarda il discorso delle luci, ho pensato una soluzione che rendesse questo elemento vivo e inter-agente insieme alla ballerina Volevo un’altra presenza in dialogo con lei, naturalmente l’idea di un altro essere umano in scena non mi interessava, perché ciò che è importante è la sproporzione del loro rapporto La mia ballerina si rapporta alla luce – in tre differenti modi -, e questa  a sua volta si rapporta alla ballerina distruggendo la tenebra che l’affligge, il risultato è qualcosa di molto vertiginoso, di più non vorrei approfondire.

Olivia Sabba: Va bene, ti ringrazio, penso che qualcosa del tuo modo di lavorare sia arrivato, nonostante il tuo parlare spesso criptico, aspettiamo di poter assistere a questa tua nuova opera, in bocca al lupo!

 




 


 

 


 

 

 


 

 



 

 

 












 
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