Il Suono delle Parole -Cortometraggio-

Cast e Crediti
Il Suono delle Parole

Durata 9’ 55’’
Formato miniDV
Una produzione
Associazione Culturale Altro PrESente
Da un’idea di
Walter Cosimo Ingrosso e Luca Bolognese
Regia e Sceneggiatura
Walter Cosimo Ingrosso
Fotografia
Luca Bolognese
Montaggio
Walter Cosimo Ingrosso
Consulenza Montaggio
Luca Bolognese e Anna Bongrazio
Uomo
Raffaele Cesari
Donna
Daria Prandstraller
Musiche
“Selbstportrait mit Kater” Einsturzende Neubauten
“Inutili Parole” Maria Siergina
Prodotto da
Walter Cosimo Ingrosso e Luca Bolognese per “altroprESente” Associazione culturale








 

“Il Suono delle Parole” è nato dalla lettura della “Persuasione e la Rettorica” di Carlo Michelstaedter e di quella successiva del “Dialogo della Salute“ dal quale è stato tratto questo corto. Fin dalla stesura della sceneggiatura quello che volevo conservare era la scissione del persuaso e del retore che nel corto vengono interpretati rispettivamente dalla donna e dall’uomo. Quello che da subito mi ha colpito leggendo il “Dialogo tra Carlo e Nadia” era proprio la distanza che spesso si instaura tra le persone quando si usano linguaggi differenti, nel senso di differenti riferimenti che si danno alle parole. Ho voluto allora rendere questa distanza in forma di immagini interpretando il pensiero di Carlo Michelstaedter (meteora filosofica) cercando di conservare nella scelte registiche e di montaggio quel mal di vivere che portò l’autore del dialogo a volersi spegnere come “la lampada non per mancanza ma per troppa abbondanza”.
La scelta del bianco e nero è sembrata la scelta che meglio traduceva questo dialogo. L’uso di una fotografia contrastata (a cura di Luca Bolognese) e un luogo che non si riferisse a nessun luogo in particolare è sembrato il modo migliore per mettere in evidenza la dicotomia tra persuaso e rettorico che corre nel pensiero di Michelstaedter. La scelta poi di far recitare gli attori senza una visibile partecipazione alle parole che proferiscono è dovuta al summenzionato scopo di mettere in scena due posizioni, due modi diversi di guardare al mondo che non trovano un punto di intersezione. Nella seconda parte del corto il dialogo continua in due luoghi e in due spazi diversi per dare al testo e al persuaso un maggior rilievo.
Anche il montaggio ha risposto all’esigenza di far prevalere la parola e rendere l’immagine in movimento un tutt’uno con la parola che si ascolta.
La lunga sequenza finale appare, a mio modo di vedere, un momento di apertura verso la persuasione dell’uomo che cammina in senso contrario rispetto alle persone che incontra.
Due persone, un uomo e una donna, che si incontreranno per un ultimo colloquio. Fra loro c'è stata una storia d'amore che ora è giunta alla fine. Il loro incontro sarà preceduto da una telefonata, veloce e sintetica, per fissare l'ultimo incontro. Di questa relazione si intuisce, sin dalla prima scena, che è una storia che sta terminando. Le due parti hanno due punti di vedere le cose, il mondo molto differente che rende inevitabile ogni incontro che avviene tutto intorno al linguaggio. “Lo so che tu mi tradisci” saranno le prime parole della donna. L’uomo tradisce la sua vita, non tradisce la donna, ma, fin da subito ciò non viene compreso dall’uomo. Il dialogo sarà subito serrato, incalzante. La donna (colei che per Michelstaedter è la persuasa) rivolge all’uomo precise accuse e da subito le sue parole appaiono all’uomo poco chiare e comprensibili. Le immagini serrate mostrano questa distanza incolmabile tra i due. Le battute che si scambieranno saranno veloci e sintetiche come l’immagine che accompagna queste parole.
L’uomo affida la comunicazione al suono delle parole, si riferisce alle cose chiamandole per nome, mentre la donna, utilizza un linguaggio, le parole, per riferirsi a sé e ad una persuasione che possiede e che l’uomo/retore non capisce. La donna parlerà usando parole che sono la radice stessa dell'incomunicabilità.

Ha scoperto la donna l’essenza delle cose, quella di non aspettare niente dalle cose, di non avere dei punti intorno ai quali far ruotare la propria vita. Sa che tutto è vano e non può essere risolto dalle parole. Parlerà dell’amore ma solo per rendere le sue parole momento di scambio con l’uomo. La donna ama l’uomo e non lo lascia perché non lo ama ma perché la distanza è ormai troppa. L’uomo, al contrario, affiderà la soluzione dei suoi drammi alle parole tentando di risolvere tutto attraverso le parole. Non capisce il perché delle cose e da un nome a queste per essere al sicuro. Tutto ha un nome, tutto può essere compreso attraverso le parole. Anche l’amore è giustificato dai fonemi è reso categoria definita. L’uomo è inseguito dalla forma, dal rito della vita imposta dagli altri. Non arriva a capire che il suono è meccanico, non arriva a colei che sta per perdere.
E’ un uomo come tanti e come tanti cammina, vive, parla ma in fondo muore di se stesso. L’amore dell’uomo è amore dell’altro per esistere ed è quest'amore che l’uomo rivolge alla donna. Non capirà allora il perché di tanti dubbi della donna. Non lo può capire. E’ fuori da ogni sua visione, fuori dal suo orizzonte fatto di altri, o di altro che non sia sé con gli altri. Saranno sempre presenti gli altri nell’uomo, come la stessa donna gli dirà. L’uomo cercherà infine di provocare una reazione minacciando di uccidersi. Ma tutto è ormai vano. Tutto non ha senso. Ognuno è solo con sé stesso e nessuno potrà risolvere la sua vita se non divenendo persuaso.

Walter Cosimo Ingrosso

 

 


 
 


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