“Il Suono delle Parole” è nato
dalla lettura della “Persuasione e la Rettorica” di Carlo
Michelstaedter e di quella successiva del “Dialogo della Salute“
dal quale è stato tratto questo corto. Fin dalla stesura della
sceneggiatura quello che volevo conservare era la scissione del persuaso
e del retore che nel corto vengono interpretati rispettivamente dalla
donna e dall’uomo. Quello che da subito mi ha colpito leggendo il
“Dialogo tra Carlo e Nadia” era proprio la distanza che spesso
si instaura tra le persone quando si usano linguaggi differenti, nel senso
di differenti riferimenti che si danno alle parole. Ho voluto allora rendere
questa distanza in forma di immagini interpretando il pensiero di Carlo
Michelstaedter (meteora filosofica) cercando di conservare nella scelte
registiche e di montaggio quel mal di vivere che portò l’autore
del dialogo a volersi spegnere come “la lampada non per mancanza
ma per troppa abbondanza”.
La scelta del bianco e nero è sembrata la scelta che meglio traduceva
questo dialogo. L’uso di una fotografia contrastata (a cura di Luca
Bolognese) e un luogo che non si riferisse a nessun luogo in particolare
è sembrato il modo migliore per mettere in evidenza la dicotomia
tra persuaso e rettorico che corre nel pensiero di Michelstaedter. La
scelta poi di far recitare gli attori senza una visibile partecipazione
alle parole che proferiscono è dovuta al summenzionato scopo di
mettere in scena due posizioni, due modi diversi di guardare al mondo
che non trovano un punto di intersezione. Nella seconda parte del corto
il dialogo continua in due luoghi e in due spazi diversi per dare al testo
e al persuaso un maggior rilievo.
Anche il montaggio ha risposto all’esigenza di far prevalere la
parola e rendere l’immagine in movimento un tutt’uno con la
parola che si ascolta.
La lunga sequenza finale appare, a mio modo di vedere, un momento di apertura
verso la persuasione dell’uomo che cammina in senso contrario rispetto
alle persone che incontra.
Due persone, un uomo e una donna, che si incontreranno per un ultimo colloquio.
Fra loro c'è stata una storia d'amore che ora è giunta alla
fine. Il loro incontro sarà preceduto da una telefonata, veloce
e sintetica, per fissare l'ultimo incontro. Di questa relazione si intuisce,
sin dalla prima scena, che è una storia che sta terminando. Le
due parti hanno due punti di vedere le cose, il mondo molto differente
che rende inevitabile ogni incontro che avviene tutto intorno al linguaggio.
“Lo so che tu mi tradisci” saranno le prime parole della donna.
L’uomo tradisce la sua vita, non tradisce la donna, ma, fin da subito
ciò non viene compreso dall’uomo. Il dialogo sarà
subito serrato, incalzante. La donna (colei che per Michelstaedter è
la persuasa) rivolge all’uomo precise accuse e da subito le sue
parole appaiono all’uomo poco chiare e comprensibili. Le immagini
serrate mostrano questa distanza incolmabile tra i due. Le battute che
si scambieranno saranno veloci e sintetiche come l’immagine che
accompagna queste parole.
L’uomo affida la comunicazione al suono delle parole, si riferisce
alle cose chiamandole per nome, mentre la donna, utilizza un linguaggio,
le parole, per riferirsi a sé e ad una persuasione che possiede
e che l’uomo/retore non capisce. La donna parlerà usando
parole che sono la radice stessa dell'incomunicabilità.
Ha scoperto la donna l’essenza delle cose, quella di non aspettare
niente dalle cose, di non avere dei punti intorno ai quali far ruotare
la propria vita. Sa che tutto è vano e non può essere risolto
dalle parole. Parlerà dell’amore ma solo per rendere le sue
parole momento di scambio con l’uomo. La donna ama l’uomo
e non lo lascia perché non lo ama ma perché la distanza
è ormai troppa. L’uomo, al contrario, affiderà la
soluzione dei suoi drammi alle parole tentando di risolvere tutto attraverso
le parole. Non capisce il perché delle cose e da un nome a queste
per essere al sicuro. Tutto ha un nome, tutto può essere compreso
attraverso le parole. Anche l’amore è giustificato dai fonemi
è reso categoria definita. L’uomo è inseguito dalla
forma, dal rito della vita imposta dagli altri. Non arriva a capire che
il suono è meccanico, non arriva a colei che sta per perdere.
E’ un uomo come tanti e come tanti cammina, vive, parla ma in fondo
muore di se stesso. L’amore dell’uomo è amore dell’altro
per esistere ed è quest'amore che l’uomo rivolge alla donna.
Non capirà allora il perché di tanti dubbi della donna.
Non lo può capire. E’ fuori da ogni sua visione, fuori dal
suo orizzonte fatto di altri, o di altro che non sia sé con gli
altri. Saranno sempre presenti gli altri nell’uomo, come la stessa
donna gli dirà. L’uomo cercherà infine di provocare
una reazione minacciando di uccidersi. Ma tutto è ormai vano. Tutto
non ha senso. Ognuno è solo con sé stesso e nessuno potrà
risolvere la sua vita se non divenendo persuaso.
Walter Cosimo Ingrosso
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