WELLES E IL GIOCO DEI RIFLESSI  La signora di Shanghai 
 


Nel noir firmato Welles La signora di Shanghai -1946- dalla lente di un cannocchiale vediamo il personaggio interpretato da Rita Hayworth che si tuffa in mare da una scogliera. Una ripresa in soggettiva, ma solo apparentemente. Infatti, pochi secondi dopo vediamo il cannocchiale che si sposta verso destra svelando il volto sudato – e non privo di morbosità – dell’osservatore. Giocando con il riflesso Welles in un’unica e brevissima sequenza mostra tutti gli elementi della scena all’insegna di un’efficace coerenza narrativa. Solo dopo aver dato queste precise coordinate ricorrerà alla canonica ripresa in soggettiva alternando i diversi campi. Non si tratta certo di un semplice escamotage fine a se stesso, ma di un modo straordinariamente essenziale di utilizzare le tecnica in funzione della storia e quindi degli aspetti propriamente narrativi. Quei pochi secondi, giranti in continuità, sono sufficienti per svelare i rapporti che intercorrono tra i personaggi: ambiguità, morbosità, una sessualità lasciva e conturbante.
Realtà, verosimiglianza e riflesso della realtà culmineranno nella famosa scena finale degli specchi. Una realtà ripresa, quindi, da un lato insolito e che accomuna Welles ad una altro grande regista attratto dalla visione del “riflesso della realtà”: Max Ophuls.