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PICKPOKET :ovvero le mani come strumento di liberazione |
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Bresson parte dal soggetto di Pickpoket per arrivare a creare una «materia cinematografica». Il regista francese isola continuamente le mani, i gesti per un motivo che non è quello del puro esercizio di stile. Dice Bresson “l'avventura esteriore, è l'avventura delle mani di Pickpoket. Esse trascinano il loro proprietario nell'avventura interiore”. Con il furto, il borseggio, Bresson entra nel regno della morale. Ma non pone né un arrivo né una partenza. Tutto Pickpoket è un percorso che non implica un giudizio definitivo, ma offre al contrario la visione di un cammino, di una scoperta, costellato certo di vie obbligate dal destino, ma libero, aperto. La mano che è per Michel un luogo della consapevolezza morale, funziona da collante rispetto a sé. Nella vorticosa sequenza dei borseggi alla stazione, Bresson si concentra sulle mani evidenziandone i loro veloci movimenti; allo stesso tempo ne cambia il senso e i movimenti dando loro una specificità morale che le fa divenire autonome rispetto al resto. Colpisce soprattutto il lavoro sui particolari che, sebbene fatto attraverso inquadrature fisse, è movimentato grazie ad un montaggio che dinamizza tutto. Mani allora che divengono liberazione poiché portano Michel – il protagonista del film – a compiere un percorso di liberazione dal male che si conclude nella scelta a favore del bene. Mani che funzionano come strumento per arrivare a ciò: non sono arti,ma una forma di prosecuzione della coscienza. Wannx |
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