< LE GEOMETRIE DELLO SGUARDO Il sospetto
     
 
  
   LE GEOMETRIE DELLO SGUARDO  Il sospetto 
 

L’atto del vedere è un’azione unidirezionale che nasce da un presupposto razionale, ma che rispecchia i sentimenti più intimi dell’animo umano. In Il sospetto -1941-, Alfred Hithcock disegna le coordinate dello sguardo, in una breve sequenza che diventa un conciso saggio sulla riflessività della direzione: da un punto ad un altro.
Cary Grant e Joan Fontaine sono in cima ad una collina. Si cercano, si sfiorano; forse un giorno si ameranno. Lui la guarda dritto negli occhi, mentre lei lentamente abbassa lo sguardo ed in un riflesso – forse incondizionato – chiude la borsetta per poi allontanarsi. Quasi in un gioco di sponda, al limite della geometricità più razionale, vediamo i riflessi di questo movimento che si sposta in modo consequenziale e lineare. Gli sguardi si incrociano, si cercano, si sfiorano, e si evitano in un gioco cinematografico ancor più suggestivo perché coerentemente ancorato agli stessi presupposti narrativi.
Ma forse non si tratta di una sequenza sull’atto del vedere, quanto piuttosto un modo di mettere in scena l’esatto contrario: l’impossibilità di non poter non vedere, di non poter chiudere gli occhi. L’unico modo che abbiamo, la nostra estrema ed unica difesa, per rifiutare quello che scorre di fronte ai nostri occhi, quello che consideriamo “inguardabile”, è volgere lo sguardo da un’altra parte consapevoli che in questo modo non riusciremo mai ad escludere dal nostro campo visivo quella parte di realtà non voluta.
Hichcock con elegante semplicità dimostra come le geometrie dello sguardo che animano la nostra vita spesso non siano conseguenza della ricerca della visione, ma di una forma di rifiuto. Incapaci di chiudere gli occhi, siamo dentro alla perversa dittatura dello sguardo.
Filippo Mariani